11-09-2017

Gli architetti di ALMA: la storia di Elena Minari

Dress your kitchen

Conosciamo una giovane appassionata di architettura ambientale, ma anche di cucina, che ha deciso di passare dai progetti alle pentole.  E di dedicare la propria vita professionale a cercare di travasare la creatività nell’invenzione di un piatto



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Gli architetti di ALMA: la storia di Elena Minari Tecnicamente, la potremmo definire un’arcuoca. Per essere più fichi con un anglicismo, una archcook. Un’architetta (per rispetto dell’identità di genere anche nelle parole) diventata cuoca.
Elena Minari è di Parma e ha studiato architettura ambientale nella sede piacentina del Politecnico di Milano, laureandosi nel 2014 con un progetto di riqualificazione per un quartiere di case popolari a Piacenza.
Negli anni dell’università, per lei la cucina era solo un piacevole hobby, un modo per rilassarsi. Fino al terzo anno dei suoi studi, quando ha scelto di iscriversi al corso di tecniche di base ad ALMA-La scuola internazionale di cucina italiana di Colorno. Si è entusiasmata così tanto che, una volta diplomata, ha deciso di frequentare anche il Corso superiore di cucina italiana, per imparare proprio a cucinare e a conoscere la cultura enogastronomica del nostro Paese.
Si è diplomata nel 2016 e ha iniziato subito a lavorare in un ristorante del Piacentino, per poi passare in un locale parmigiano per pochi mesi e approdare, infine, alla Locanda Mariella di Fragnolo, in provincia di Parma, dove adesso è sous chef di Paco Zanobini.
«Mi trovo molto bene – racconta Elenaa lavorare in questo ristorante storico della tradizione parmigiana. Da un anno il locale si è rinnovato, proponendo una cucina che va di pari passo con l’alto livello della cantina, mentre un tempo si limitava ad accompagnarla, forse senza valorizzarla adeguatamente. Ogni volta cerchiamo dei piatti adatti ai vini, e li proviamo per decidere se l’abbinamento funziona. È un lavoro di squadra con Paco e con Mariella, la proprietaria della locanda, che è anche responsabile di sala con il marito Guido».
Com’è nata la tua passione per la cucina?
«Quando avevo circa 16 anni, perché ho iniziato a cucinare per la mia famiglia e a sperimentare; vedere i miei commensali felici e appagati mi faceva sentir bene e ho continuato! Ho sempre cucinato un po’ di tutto, ma forse la pasta era, ed è rimasta, la mia prediletta. Da piccola, vedevo la mia nonna paterna che faceva i tortelli, i cappelletti e gli gnocchi e io la aiutavo».
Che tipo di cucina prediligi?
«Mi piace soprattutto la cucina tradizionale, anche se un po’ reinterpretata, perché amo sempre metterci qualcosa di mio: un ingrediente, una spezia, un colore».
Perché hai scelto di laurearti in architettura?
«M’interessava l’aspetto progettuale, creativo, artistico della disciplina, che credo abbia qualcosa in comune con la cucina. Volevo esprimere qualcosa di mio» (segue).
 
Mariagrazia Villa

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