09-03-2007

Sinagoga e Centro della eredità ebraica Cymbalista, Mario Botta

Mario Botta,

Tel Aviv, Israele,

Progetti

Cemento, Pietra,

Progettista: Mario Botta
Committente: Paulette e Norbert Cymbalista
Località: Campus universitario di Tel Aviv, Israele
Datazione: 1996 - 1998
Materiali: cemento armato, blocchi di pietra di Prun



Sinagoga e Centro della eredità ebraica Cymbalista, Mario Botta "Sinagoga" nella lingua ebraica si dice "bet hakeneset" che letteralmente significa centro delle riunioni e condivisione dell'intera comunità; essa rappresenta il luogo destinato alla lettura e al commento delle sacre scritture piuttosto che alla celebrazione liturgica.
La necessità di preservare la propria identità culturale costituisce il sentimento prioritario di un popolo in perenne pellegrinaggio, tale necessità si antepone alla volontà di costruire un oggetto simbolico capace di catalizzare e fissare tradizioni architettoniche legate ad un preciso luogo.
L'origine storica risale probabilmente al 516 a E.V anno in cui fu distrutto il primo Tempio; nella costruzione della sinagoga si dimostra l'esigenza di mostrare la volontà di un agire aperto e permeabile rispetto al patrimonio di culture circostanti da cui vengono tratti senza indugi elementi formali, stilistici e costruttivi.

Il progetto per la nuova sinagoga del campus universitario di Tel Aviv va quindi interpretato all'interno di questo contesto del quale rappresenta una sintesi.

La nuova struttura si trova in un angolo della grande piazza verde, al centro dell'intero insediamento dove si concentrano le attrezzature collettive del Campus, i committenti sono due privati, gli svizzeri Paulette e Norbert Cymbalista, che desideravano realizzare un programma di lavoro per coinvolgere l'intera comunità.
Ammiratori dell'opera di Mario Botta, i coniugi Cymbalista hanno deciso di affidare il prestigioso incarico all'architetto ed il risultato è stato un oggetto architettonico di indubbio valore simbolico, ed evocativo.
Le proporzioni di questo "tempio monumentale", la sua ricchezza formale, l'impianto fortemente caratterizzato, tendono a definire l'aspetto più solido della religione, l'affermazione dell'appartenenza al luogo, la fine di un esilio secolare.
L'impostazione progettuale è centrata sul tentativo di identificare il luogo e renderlo riconoscibile; due identiche torri conoidali con diametro di circa 17 metri caratterizzano i prospetti principali in maniera determinante, rispondendo al contempo all'impostazione distributiva generale.

Il piano terra è caratterizzato da due diverse aule di forma quadrata, poste simmetricamente rispetto ai due ingressi principali: uno per dare accesso all'aula degli Ebrei ortodossi di Israele, l'altro all'aula dei liberali.

L'ingresso nord conduce alla sinagoga, mentre quello a sud conduce direttamente all'auditorium; entrambi gli spazi si impostano su di un basamento parallelepipedo dove si accentrano tutti i servizi: una sorta di grande stilobate alto un piano da cui emergono i due volumi scultorei determinati dalla trasformazione del quadrato di base in un cerchio.
Ne deriva una sezione molto particolare che si apre verso l'alto favorendo il passaggio della luce naturale all'interno delle aule sacre.
Il progetto realizzato da Botta dona valore poetico all'architettura rispondendo criticamente alla volontà massificatrice che tende a togliere identità allo spazio religioso.

GALLERY


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